Padrini di battesimo mafiosi? Perché no?

Padrini di battesimo mafiosi? Perché no?

Il Fatto Quotidiano riporta:

Un sacerdote ha rilasciato un "certificato di idoneità" a al figlio del capo dei capi di Cosa nostra, per battezzare la nipote, figlia della sorella Lucia, a Corleone. "Né io, né gli uffici della Curia eravamo informati. Consentire al figlio di Riina di fare il padrino di battesimo è stata una scelta censurabile", dice monsignor Michele Pennisi.

La diocesi padovana: "Ha ricevuto la cresima".

Il fatto ha lasciato allibite le autorità religiose siciliane, per il fatto di trovarsi di fronte, con i crismi della presentabilità in chiesa, una persona che è stata condannata per mafia e sospettata di aver cercato di riorganizzare le attività proprio a Corleone.

Il Codice Canonico in materia di padrini del sacramento del battesimo è chiaro. L’articolo 874 prescrive che oltre ad aver compiuto sedici anni ed essere cattolico e cresimato, deve "condurre una vita conforme alla fede e all’incarico che assume" e non essere "irretito da alcuna pena canonica legittimamente inflitta o dichiarata". Una persona condannata per mafia ha questi requisiti? Il parroco padovano ha ritenuto di sì, il vescovo di Corleone la pensa in modo diverso. Infatti, ha ricordato che il padrino "deve essere il garante della fede, deve dare testimonianza con le sue azioni. E non mi risulta che il giovane abbia mai espresso parole di ravvedimento per la sua condotta".

Da quando è in Veneto, Riina junior ha fatto molto parlare di sé. L’anno scorso la pubblicazione il suo libro "Riina family life" ha scatenato fortissime polemiche, perché appare come il racconto di una famiglia normale: nessuna traccia delle stragi e delle decine di omicidi ordinati da Totò "‘u curtu", il capo dei capi di Cosa nostra, detenuto al 41 bis dal 15 gennaio del 1993, quando venne arrestato dopo anni di latitanza. Il figlio, invece, è attualmente sottoposto a misura di sicurezza a Padova.

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