Cosa resta della "Primavera Araba"

Cosa resta della Primavera Araba

Il 25 gennaio 2011 centinaia di migliaia di egiziani scesero in piazza, richiamati da appelli su Facebook, Twitter ed altri social media, per protestare contro il regime di Hosni Mubarak. Fu l'inizio di quella che è stata definita la "Rivoluzione del 25 gennaio" e che, nel giro di 18 giorni, portò alla caduta del presidente.

Solo pochi giorni prima altre manifestazioni, questa volta in Tunisia, avevano costretto alla fuga il dittatore Ben Alì. Le proteste cominciarono a diffondersi in molti paesi arabi da anni oppressi da regimi dittatoriali, dal Bahrain, alla Siria, allo Yemen. Fu definita la "Primavera Araba".

Cinque anni dopo non rimane molto dei successi ottenuti allora. A capo dell'Egitto c'è nuovamente un militare, impostosi con la forza. In Siria, Yemen e Libia infuria la guerra civile.

Nel 2012 gli egiziani ottennero le loro prime elezioni democratiche, che videro il successo della Fratellanza Musulmana e la nomina a capo dello stato di Mohammed Mursi. Ma nel 2013 scesero in piazza gli oppositori degli islamisti, fomentati dall'esercito, e il 30 giugno il generale Abdel Fattah el-Sisi fece deporre e arrestare il presidente Mursi.

Nei giorni seguenti furono massacrati centinaia di appartenenti alla Fratellanza Musulmana. Nel 2015, el-Sisi si è fatto eleggere presidente e governa in modo autoritario, alla stregua di Mubarak.

In Libia, il 17 febbraio del 2011, iniziò la rivolta contro Gheddafi e gli oppositori del regime conquistarono, in pochi giorni, la città di Bengasi. L'intervento dell'aviazione dei paesi Nato facilitò l'avanzata dei ribelli, che, alla fine di agosto, penetrarono nel palazzo di Gheddafi a Tripoli. Il dittatore, che si era dato alla fuga, fu catturato e ucciso il 20 ottobre a Sirte, sua città natale.

Subito dopo cominciarono gli scontri all'interno della coalizione dei ribelli, per la conquista del potere ed il controllo dei pozzi petroliferi. Questa situazione ha consentito allo Stato Islamico di prendere il controllo di molte città lungo la costa. Attualmente ci sono due governi, che hanno deciso, grazie alla mediazione dell'ONU, di costitutire un governo di unità nazionale. 

In Tunisia dal 2011 vige un regime democratico. In parlamento sono presenti liberali ed islamisti, la stampa è abbastanza libera e di libertà godono anche le forze sindacali. Dal punto di vista economico, però, la situazione non è molto migliorata. C'è una forte disoccupazione giovanile ed i recenti attentati hanno provocato un grosso danno al settore turistico.

In Siria tutto cominciò nel febbraio 2011, quando, nella città di Daraa, alcuni studenti, poi catturati e torturati, scrissero su un muro lo slogan della rivoluzione egiziana: "Il popolo vuole la caduta del regime".

Ne seguirono delle proteste e migliaia di persone scesero in piazza contro il governo di Assad, che usò la mano pesante contro i dimostranti. Appartenenti all'esercito regolare disertarono e formarono l'Esercito Siriano Libero.

Nel caos che venne a crearsi si infiltrarono forze di al-Qaida provenienti dall'Iraq e, nell'estate del 2014, si ebbe la nascita dello Stato Islamico, con la proclamazione del califfato di Siria e Iraq.

Ad oggi la situazione è ancora molto confusa, con l'ISIS che controlla la zona nord-orientale del paese e il governo di Assad quella a nord di Damasco e la fascia costiera. Dopo cinque anni non c'è un piano comune dell'opposizione contro il regime di Assad e nessun progetto per il futuro della Siria.

Sandro Alioto
nella categoria Esteri
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