Le avventure di uno YouTuber mancato (1)

Le avventure di uno YouTuber mancato (1)

Ho sempre, almeno fino a ieri, utilizzato YouTube da spettatore. Ho scoperto, tempo fa, che è disponibile una playlist con almeno 200 episodi di TerraX, una serie di documentari di ottima qualità della televisione tedesca ZDF, e ne ho approfittato. Lo stesso dicasi per alcune serie di telefilm della BBC e della ITV e per varie opere liriche. Nessuno sembra avere nulla da obiettare a questi upload, che, secondo il mio modesto parere, infrangono tonnellate di copyright. Ma tant'è. Diciamo che va bene così.

Appassionato di musica classica, mi sono imbattuto anche in moltissimi video con brani di Mozart, Beethoven, Bach, ecc., della durata di parecchie ore ciascuno (uno, addirittura di 8 ore, contiene in loop le Quattro Stagioni di Vivaldi). Confesso che la qualità non è un granché.

La cosa che mi meraviglia di più è il numero di visualizzazioni. Ci sono migliaia di video visti più di decine di milioni di volte, nell'arco di pochi mesi. "Possibile che ci siano così tanti appassionati di musica classica?", mi sono chiesto. E, poi, sono sempre tutti molto esigenti in termini di qualità e certo non apprezzano le interruzioni pubblicitarie, magari nel bel mezzo di un movimento.

Leggendo le descrizioni, ho improvvisamente capito. I video sono promossi come musica da ascoltare "per studiare e concentrarsi" (music for studying and concentration). Un vero paradosso. La musica classica o l'ascolti con attenzione o lasci perdere, perché altrimenti non l'apprezzi. Credo che Mozart, Haydn e Beethoven mai e poi mai abbiano pensato che la loro musica potesse essere usata come sottofondo, mentre traducendo un brano dal latino o studiando il teorema di Pitagora.

Dal numero e dal contenuto dei commenti, se ne deduce che tutti ne hanno fatto questo tipo di utilizzo. Erano per lo più americani. Ci sarà un motivo? Ho letto anche di una sorta di competizione fra chi aveva scritto la tesina più lunga ascoltando la Primavera di Vivaldi.

A questo punto è scattata in me l'avidità. Ho pensato: "Carico un video con brani di musica classica, naturalmente sempre da ascoltare durante lo studio, per concentrazione e rilassamento. Ci metto dentro la pubblicità e chissà quanto guadagno". Non l'avessi mai fatto.

Prima di cominciare, mi sono documentato sulle regole da seguire. Innanzitutto, la musica deve essere di pubblico dominio e, purtroppo, di musica classica non ce n'è molta in giro che non sia gravata da diritti d'autore. Leggendo le descrizioni dei video già caricati, ho visto che tutti la prendevano sempre da un paio di siti (ecco perché i brani dei vari video si somigliano tutti: sono sempre gli stessi!). I siti in questione sono musopen.org e incompetech.com. Entrambi dichiarano che la loro musica può essere utilizzata senza problemi, anche commercialmente, perché priva di copyright.

Mi sono impegnato a cercare i pezzi qualitativamente migliori e ho messo su un video di circa tre ore, con dentro anche brani di Muzio Clementi, tanto per differenziarmi un po'. Lo carico su YouTube e mi congratulo con me stesso per il buon lavoro. Dopo una mezz'ora circa, ricevo un messaggio da YouTube in cui mi si dice che il mio video infrange una serie lunghissima di copyright. Com'era possibile?

Fine della prima parte. Continua...

Matteo Pani
nella categoria Scienza e Tecnologia
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