Il mio tema sul razzismo

Il mio tema sul razzismo

Da qualche anno in Europa si parla nuovamente di razzismo. Un fenomeno che ha origini antichissime: germogliava già nei primi invasori dell'India, che si definivano uomini "superiori" per contrapporsi ai popoli da loro sottomessi. Da allora alle formulazioni teoriche ottocentesche il razzismo ha fatto passi da gigante. Suffragato da teorie pseudoscientifiche, il presupposto di una presunta superiorità etnica, generalmente dei bianchi, ha filtrato a lungo cause aristocratiche, ha abbracciato tendenze nazionalistiche ed imperialistiche, fino a generare mostri tristemente noti. E se il vento ha ormai disperso il fumo di Auschwitz restano pur sempre focolai di tensione in America e in Sudafrica, accanto al virus ciclicamente serpeggiante del pregiudizio e dell'intolleranza. Un virus maligno che ha prodotto, e continua a produrre, il rifiuto degli zingari, slogan, xenofobi o antisemiti, scritte razziste, antimeridionalismo strisciante o violento.
Le cronache quotidiane hanno portato alla ribalta la nuova ondata di razzismo e di xenofobia che investe molte nazioni europee. Un fenomeno che ha sollevato polemiche, dubbi e preoccupazioni. La società democratica ha abbassato troppo le sue difese, riaprendo la strada a comportamenti che si credevano annullati e negli ultimi anni sono intervenuti fatti nuovi che hanno dato vita a forme inedite di odio e di intolleranza. In prima fila c'è la xenofobia in senso stretto, cioè l'avversione agli stranieri. La Francia fu l'esempio più eclatante della diffusione della xenofobia, con la linea politica di Le Pen ed i suoi seguaci sottolineava che tra le varie etnie c'è un incompatibilità di fatto, la coesistenza tra persone di mentalità e cultura differenti è impossibile, a meno che lo straniero non rinuncia completamente alle proprie origini e si assimili e nel caso non riusciva ad integrarsi, doveva andarsene. Il passo successivo consiste nell'imputare tutti i mali della società allo straniero, al diverso che diviene vittima di azioni violente. A questo punto è superata la soglia che bisogna fermarsi per capire perché si distingue tra vecchio e nuovo razzismo. Senza dubbio esistono dati di fatto relativamente nuovi rispetto al razzismo tradizionale. In Francia come in Gran Bretagna, in Irlanda o altre parti d'Italia, il tasso di immigrazione è salito a livelli tali che già si parla di società multirazziale e la reazione delle popolazioni, le quali solo di recente hanno preso coscienza del fenomeno. Gli immigrati non hanno alcuna intenzione di integrarsi, quanto meno non secondo gli standard correnti della popolazione che dà loro ospitalità. Inoltre si registrano novità anche su un altro versante di riferimento degli xenofobi: il concetto di nazione. L'alibi della nazione in pericolo minacciata dall'invasione straniera è un alibi razzista, che tra l'altro servì al nazional socialismo per giustificare lo sterminio degli ebrei. Qui il discorso si allaccia ai fenomeni di neo nazionalsocialismi che da alcuni anni attraversa il vecchio continente.

Il rifiuto dello straniero si configura come intolleranza tra etnie minori, o tra gruppi sociali che riscoprono l'etnia, tipico è il regionalismo tra Nord-Sud che diviene uno scontro tra etnie. E se prima questo scontro veniva nascosto e, se scoperto, giustificato con grandi motivazioni ideali, ora viene messo alla luce come un problema molto grave. Resta l'ultima fascia del nuovo razzismo, quello di trascinamento della xenofobia, dall'altra è governata da regole ben precise, legate sia alla memoria storica degli europei, sia all'intensificarsi delle polemiche intorno alla politica israeliana in Medio Oriente. L'antisemitismo, insomma, ha una sua logica autonoma, la quale non fa altro che esaltare fino all'inverosimile gli altri aspetti del nuovo razzismo, creando una miscela altamente esplosiva.
Esso viene di volta in volta tirato in ballo come arma di difesa e di aggressione. Come volgarissimo mezzo di scontro tra opposte fazioni, basti pensare all'uso che l'antisemitismo fanno i teppisti durante le partite di calcio. Questo complesso di fenomeni tra qualche anno potrebbe diventare ingovernabile e mettere addirittura in discussione la validità del Mercato Unico Europeo. La vigilanza, il rilancio di un intelligente campagna civile e il recupero di valori in disuso potrebbero riportare la questione sui giusti binari. Ancora una volta, la ragione chiede di trionfare, non di essere immolata sull'altare dell'intolleranza e della stupidita.
Il concetto di xenofobia, secondo me, è basato sull'invidia. Prendiamo il caso degli italiani che ogni giorno si vedono affossati dal continuo afflusso di immigrati che ricevono ospitalità e tutte le cure del caso viceversa i poveri italiani per ottenere gli stessi diritti ha dovuto sudarseli per via di una burocrazia lenta e inefficiente. Il popolo si chiede del perché il soccorso degli immigrati è immediato mentre per la stessa popolazione che comunque è sofferente gli aiuti non arrivano o se arrivano passa parecchio tempo. Sono anche del parere che i mezzi di comunicazione, televisione e quotidiani su tutti, tendono ad incentivare i fenomeni di sdegno verso gli stranieri mostrandoli come persone spazzatura e non come individui normali come tutti gli altri e poi se questi commettono incidenti, anche molto gravi come nel caso del classico straniero che investe il ragazzo o la ragazza di turno sulla bici viene o i casi di stupro vengono trasmessi come se fosse una normalità che lo straniero faccia vittime innocenti in strada o violenza sulle donne e che a differenza loro gli italiani non commettono "mai" incidenti di cui vergognarsi e che sono rispettosi in tutto e per tutto.
E' anche giusto quando si è "ospiti" come il caso di uno straniero in un altro paese che bisogna comportarsi timidamente ed educatamente ma allo stesso tempo hanno il diritto di uguaglianza e non devono essere trattati male solo perché non parlano benissimo la lingua ufficiale del paese o perché sono di carnagione e cultura diversa; quindi secondo me la incoesione dipende da entrambe le parti: il paese deve cercare di mantenere l'equilibrio e rispettare le culture degli altri ma non deve eliminare quelle tradizionali del luogo solo perché gli stranieri non le conoscono e non le gradiscono.

francescodilorenzo
nella categoria Politica
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