L'Italia oltre il PIL. Istat rilascia il rapporto sul Benessere equo e sostenibile per il 2016

L'Italia oltre il PIL. Istat rilascia il rapporto sul Benessere equo e sostenibile per il 2016

Per valutare lo stato di salute generale del paese, oltre a quello rappresentato dal dato del PIL, da alcuni anni Istat mette a disposizione i risultati di una ricerca basata sul Benessere equo e sostenibile (Bes) che analizza 130 diversi indicatori per  descrivere "l'insieme degli aspetti che concorrono alla qualità della vita dei cittadini".

La ricerca, giunta al quarto anno, riassume i dati raccolti organizzandoli in 12 capitoli, "equivalenti alle dodici dimensioni del benessere oggetto di osservazione del progetto". 

A seguire vengono pertanto riassunti i punti principali del Bes secondo la vautazione data dallo stesso istituto di ricerca.

 

SALUTE
Si arresta l’aumento della vita media, sempre in calo la mortalità precoce.

L’Italia si conferma uno tra i paesi più longevi d’Europa, anche se la qualità della sopravvivenza (misurata con la speranza di vita senza limitazioni a 65 anni), seppure in miglioramento, resta sotto la media europea. [...]
I segnali provenienti dagli indicatori sugli stili di vita rimangono ambivalenti. Se da un lato si riduce la quota di adulti in sovrappeso (da 44,6% del 2014 a 43,2% del 2015) e aumenta lievemente il consumo adeguato di frutta e verdura. Dall’altro rimangono stabili le quote di sedentari (39,7%) e di fumatori (20,2%) e aumentano i casi di binge drinking (episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni) tra i giovani (da 6,9% nel 2014 a 7,8% nel 2015).

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Livelli di istruzione e formazione sempre più alti.

Prosegue il miglioramento dei livelli di istruzione della popolazione e della partecipazione al processo formativo, fatta eccezione per la formazione continua che invece registra un calo. [...]
Nel complesso, l’Italia è riuscita a ridurre, ma non a colmare, il divario accumulato nei decenni precedenti nei confronti degli altri paesi europei. [...] Anche il tasso di abbandono scolastico (14,7% nel 2015) è al di sopra della media europea (11%) ma dal 2015 è inferiore all’obiettivo nazionale di Europa 2020 (16%). 

 

LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA  
Prosegue il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

Nel 2015 proseguono i segnali di ripresa dell’occupazione. Il tasso di occupazione dei 2064enni è tornato a superare la quota del 60% (+0,6 punti rispetto al 2014), pur mantenendosi ancora lontano dai livelli pre-crisi (62,8% nel 2008). Non diminuisce il divario con l’Unione europea dove, in media, il tasso di occupazione è cresciuto di 8 decimi di punto per il secondo anno consecutivo, recuperando quasi del tutto i livelli del 2008.
Torna a crescere, restando tra i più alti d’Europa, anche il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro (da 19,4 punti percentuali nel 2014 a 20 nel 2015), in diminuzione negli anni della crisi a seguito della maggiore caduta dell’occupazione nei comparti a prevalenza maschile. [...] Seppure in misura meno intensa rispetto al recente passato, le differenze intergenerazionali continuano ad ampliarsi. Il tasso di occupazione aumenta in modo sostenuto soltanto per gli ultracinquantacinquenni (+2 punti percentuali), che tardano a uscire dal mercato del lavoro a seguito delle riforme previdenziali. Tuttavia, l’indicatore torna a crescere sia per i giovani 20-34enni (+0,2 punti) sia per gli adulti under55 (+0,3 punti) 

 

BENESSERE ECONOMICO
I segnali di miglioramento non sono ancora diffusi tra le fasce più deboli della popolazione

La moderata crescita del reddito disponibile pro-capite (+1% rispetto al 2014) e del potere d’acquisto (+0,9%), cui ha contribuito la frenata della dinamica inflazionistica, ha favorito, nel biennio 2014-15, un recupero della spesa pro-capite per consumi (+1,6%), mentre la propensione al risparmio è rimasta inferiore a quella del periodo pre-crisi. [...]
La crescita del reddito disponibile non ha modificato la disuguaglianza -  nel 2015 il valore è identico a quello del 2013, il più alto dell’ultimo decennio - che si conferma saldamente sopra la media europea: il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari nel 2015 a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2. [...]
Permangono forti nel Paese le differenze territoriali nei livelli di benessere economico. Nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito.

 

RELAZIONI SOCIALI
Diminuiscono soddisfazione per la rete familiare e amicale e partecipazione politica.

La soddisfazione per le relazioni interpersonali è molto bassa nel nostro Paese. Solo due persone di 16 anni e più su dieci esprimono un’elevata soddisfazione (tra 9 e 10) per i rapporti personali con parenti, amici e colleghi (17 punti percentuali in meno della media europea). È invece molto diffusa la possibilità di ricevere sostegno o aiuto dalla rete parentale e amicale, così ha dichiarato l’85,6% della popolazione; questo valore, pur alto, è ancora una volta inferiore alla media europea pari al 93,3%. La fiducia negli altri, in linea con la media europea, è piuttosto contenuta, pari a 5,7 su una scala da 0 a 10.

 

POLITICA E ISTITUZIONI
Ancora bassa la fiducia nelle istituzioni, sempre più donne nei luoghi decisionali.

Malgrado l’inversione di tendenza rispetto al 2015, resta alta nel 2016 la sfiducia dei cittadini nei confronti di partiti (voto medio 2,5), Parlamento (3,7), Consigli regionali, provinciali e comunali (voto medio 3,9), e nel Sistema giudiziario (4,3). La valutazione è superiore alla sufficienza solo per Vigili del fuoco e Forze dell’ordine, che insieme registrano un voto medio di 7,2, in aumento rispetto al 7,0 dell’anno precedente.

 

SICUREZZA
Migliora la sicurezza dei cittadini.

Nel 2014 gli indicatori relativi alla sicurezza in Italia risultano stabili o in diminuzione sull’anno precedente ma i livelli sono piuttosto differenziati sul territorio.

 

BENESSERE SOGGETTIVO
Aumenta la soddisfazione ma anche l’incertezza per il futuro.

Nel 2016 è aumentata la quota di persone che esprimono una soddisfazione elevata per la vita nel complesso (ossia un punteggio di almeno 8 su una scala 0-10); si è passati da 35,1% a 41,0%, dopo il forte calo registrato tra il 2011 e il 2013 (da 45,9 a 35,0%) e la sostanziale stabilità nel periodo successivo. Alla determinazione del livello di soddisfazione complessiva concorre una pluralità di elementi di natura materiale e immateriale: la condizione economica, la salute, ma anche aspetti relazionali e culturali. Le differenze territoriali nel benessere soggettivo continuano a essere rilevanti: le persone che esprimono una valutazione molto positiva della vita nel complesso sono il 45,7% del totale nel Nord, il 40,4% nel Centro e il 35,1% nel Mezzogiorno.

 

PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE
Segnali di arretramento per tutela e valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale

[...] Si è ridotta sensibilmente la spesa pubblica destinata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale (dallo 0,3% della spesa complessiva delle Amministrazioni centrali del 2009 allo 0,2% del 2015) e continua a crescere – sia pure nel contesto di una generale contrazione della produzione edilizia – il tasso di abusivismo.
Si stima, infatti, che nel 2015 siano state realizzate quasi 20 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, contro le 17,6 dell’anno precedente e le 9,3 del 2008. Coerentemente con questi segnali negativi aumenta – soprattutto fra i giovani – la quota di italiani che si dichiarano insoddisfatti del paesaggio del luogo di vita, ritenendolo “affetto da evidente degrado”; sono il 22,1% nel 2015 contro il 20,1% dell’anno precedente e il 18,3% del 2012.
Si osserva, contestualmente, un declino dell’attenzione al tema della sua tutela: diminuiscono, infatti, gli italiani che indicano “la rovina del paesaggio causata dall’eccessiva costruzione di edifici” fra le cinque maggiori preoccupazioni in materia ambientale (15,7% nel 2015 contro 17,1% nel 2014).

 

AMBIENTE
Segnali di miglioramento ma persistono ritardi e difficoltà strutturali  

Le risposte alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente, in gran parte guidate dalle normative europee o dall’insorgere di specifiche emergenze, appaiono ancora frammentate. [...]
Sul fronte energia, materia e cambiamenti climatici, fra il 2014 e il 2015 scende visibilmente la quota di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili, passando dal 37,3% al 33,1%. Tuttavia il valore dell’indicatore è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni (era il 15,5% nel 2004). In calo costante le emissioni, passate nel periodo 2004-2014 da 10,3 a 7,0 tonnellate di CO2 equivalente per abitante.

 

RICERCA E INNOVAZIONE
Innovare rimane difficile  

Nel contesto europeo l’Italia mostra un evidente ritardo nei settori legati all’economia della conoscenza e all’innovazione. Si collocano sotto la media europea l’intensità della spesa per ricerca e sviluppo, l’intensità brevettuale, la quota di occupazione nei settori high-tech e quella di occupazione di figure professionali altamente qualificate.

 

QUALITÀ DEI SERVIZI
Ancora differenze territoriali nell’erogazione dei servizi

Fra il 2012 e il 2013 è in leggero miglioramento la percentuale di anziani cui sono stati erogati servizi di assistenza domiciliare integrata (Adi), in linea con la tendenza osservata negli ultimi anni (tra il 2004 e il 2013 si passa da 3 a 5 anziani ogni 100).
È, invece, in lieve diminuzione la dotazione di posti letto in strutture residenziali, che si attesta nel 2013 a 387mila unità (384mila nel 2011) ossia 6,3 posti per mille abitanti (6,5 nel 2011).
Nonostante svolgano un ruolo fondamentale nella conciliazione famiglia-lavoro, dal 2011 l’offerta di servizi socio-educativi per la prima infanzia e la spesa impegnata dai comuni sono in diminuzione. [...]
Riguardo i servizi di pubblica utilità, nel 2015 è in aumento il numero di interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico, in media 2,4 per utente (erano 2 nel 2014): il massimo per questo indicatore si registra in Sicilia (5,2).
Sostanzialmente stabili nel triennio 2013-2015 le quote di famiglie che denunciano irregolarità nell’erogazione dell’acqua (9,3%) e che dichiarano di avere l’allaccio al gas metano nella propria abitazione (78,0%). 
Gli spostamenti occupano il 5,3% di una giornata della popolazione di 15 anni e più: in un giorno feriale medio sono dedicati alla mobilità 76 minuti, valore sostanzialmente immutato rispetto al periodo 2008-2009. Si riduce l’offerta di trasporto pubblico locale, espressa in posti-Km per abitante: -3,4% nel 2014 sull’anno precedente, -7,6% rispetto al 2011). 

 

Il rapporto si può riassumere con il classico bicchiere riempito a metà. Ognuno, come è naturale che sia, può leggere i dati vedendo il bicchiere mezzo pieno, ma, personalmente, il bicchiere mezzo vuoto è più adatto, perché sottolinea le carenze strutturali del paese destinate a farlo rimanere ancora a lungo nelle secche in cui si trova.
E questo non tanto in base ad alcuni dati contingenti relativi, ad esempio, ai servizi, ma in relazione ad alcuni dati strutturali che riguardano istruzione, ambiente e ricerca. Se un paese non cresce in questi settori, è destinato progressivamente a peggiorare la propria condizione.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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