L'ultimo no di Trump è ai rifugiati e ai visitatori provenienti da sette paesi islamici

L'ultimo no di Trump è ai rifugiati e ai visitatori provenienti da sette paesi islamici
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Uno dei motivi per cui Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti è per la sua chiarezza di linguaggio. I suoi concetti, sempre assiomatici, sono di una semplicità e di una logica inoppugnabile per larga parte dell'elettorato americano.

Prendiamo ad esempio l'ultima decisione, di poche ore fa, che tanto ha fatto discutere la stampa di mezzo mondo. Queste le parole utilizzate da Trump: «I'm establishing new vetting measures to keep radical Islamic terrorists out of the United States of America. Don't want them here. We only want to admit those into our country who will support our country and love deeply our people.»

Alzi la mano chiunque sia in disaccordo con simili dichiarazioni. Inutile, poi,  aprire un dibattito sul fatto che siano vere... come se, ad esempio, finora gli Stati Uniti fossero stati una base operativa dello stato islamico! Ma per chi ha eletto Trump questi sarebbero sofismi inutili e persino impossibili da comprendere. Dopo una dichiarazione simile, quegli elettori adesso sono certi che i terroristi islamici non saranno più presenti nel paese.

In conseguenza della nuova disposizione, pertanto, Donald Trump ha pensato di sospendere per quattro mesi l'accoglienza di rifugiati da parte degli Stati Uniti e di vietare, per almeno tre mesi, l'accesso nel paese di persone provenienti da Iran, Iraq, Libia, Siria Somalia, Sudan e Yemen.

Il divieto di ingresso negli Stati Uniti è motivato anche dal fatto che i paesi a cui è stato imposto sono di religione a maggioranza musulmana. Non solo. Nelle intenzioni di Trump, in base alle sue dichiarazioni, vi sarebbe quella di dare accoglienza solo ai rifugiati siriani di religione cristiana.

In seguito a quest'ultima decisione, alcune organizzazioni che rappresentano la comunità islamica negli Stati Uniti hanno annunciato il ricorso alla giustizia, perché le decisioni di Trump violerebbero il diritto di professare liberamente la propria religione sancito dalla Costituzione americana.

Inoltre, va ricordato anche che le nuove disposizioni di Trump potrebbero generare il caos in merito alla loro applicabilità nei confronti di persone già presenti negli Stati Uniti cui è già stato concesso un permesso di soggiorno. Che cosa accadrà se costoro, anche per motivi di lavoro, vorranno rientrare negli USA dopo aver viaggiato all'estero?

In una settimana dal suo insediamento, Trump ha firmato una serie di documenti con cui ha imposto una lunga serie di no, dai trattati commerciali, alle assunzioni nel pubblico impiego, al sostegno all'assistenza sanitaria pubblica, al sostegno all'aborto... fino ad impedire l'accesso nel paese a persone che, per la loro provenienza e la loro religione, sono definiti possibili terroristi.

Inoltre, Trump ha alternato i suoi no con una serie di minacce, il Messico ne è un esempio. Ma a questo esempio può essere aggiunta la dichiarazione del nuovo ambasciatore all'ONU Nikki Haley, che, sorridendo, ha detto che chiunque non condividerà le linea degli USA nel palazzo di vetro sarà considerato un nemico contro il quale verranno prese delle contromisure! Questa è la diplomazione secondo l'amministrazione Trump.

Oltre ai dinieghi e alle minacce, come azioni propositive, Trump ha anche messo sul tappeto persino alcune promesse che, come base, vedono la protezione dell'ambiente esser messa in secondo piano rispetto alle esigenze economiche di sviluppo degli Stati Uniti. Quindi spazio all'inquinamento. Petrolieri e fabbricanti d'auto alle prese con problemi di emissioni inquinanti ringraziano sentitamente.

Tutto questo, in una sola settimana. E bisogna ancora attendersi il meglio. Infatti, Trump dovrà far sapere alla Cina le sue intenzioni riguardo la revisione dei raporti commerciali con quel paese. Inoltre, si dovrà anche capire in che termini si svilupperanno le nuove sinergie con la Russia di Putin, destinata a diventare un importante alleato degli USA.

Nel frattempo, Putin può già iniziare a tessere relazioni diplomatiche e commerciali in oriente per stringere più stretti  rapporti con i paesi che facevano parte del TPP. Un primo passo non da poco nelle relazioni tra USA e Russia.

Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo essere sicuri che per l'America di Trump e per il mondo è già notte, notte fonda.

marsultor
nella categoria Esteri
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