I fatti di piazza Indipendenza. I distinguo di Virginia Raggi e Roberto Fico

I fatti di piazza Indipendenza. I distinguo di Virginia Raggi e Roberto Fico

Lo spiegamento di forze e di... idranti per sgombgerare da una piazza romana qualche decina di persone ha fatto breccia almeno tra i 5 Stelle che, dopo le decise parole (ma che possono anche essere definibili come castronerie) di Luigi Di Maio, hanno ritenuto fosse arrivato il momento di precisare.

A Virginia Raggi ci son volute più di 24 ore, ma c'è da giustficarla. Probabilmente un comunicato lei lo avrebbe anche rilasciato dopo un'ora dai fatti, ma la burocrfazia del minculpop pentastellato prevede la supervisione e l'approvazione di comunicatori, sottocomuicatori, garanti, consulenti, figli di guru e quant'altri prima che possa arrivare il placet su un documento ufficiale.

Questo è quanto ha scritto la sindaca di Roma, scaricando le responsabilità del suo operato su Anci, Regione e Governo, senza dimenticare natualmente Mafia Capitale.

«In Italia l’accoglienza è ormai una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile. C’è chi si indigna ma poi volta la faccia dall’altra parte. C’è ipocrisia.

Mi riferisco allo sgombero di via Curtatone a Roma. Un edificio occupato abusivamente e sottratto ad un gruppo di imprenditori. Mi riferisco a centinaia di uomini, donne e bambini finiti in strada senza un tetto. Questa è la conseguenza di anni di disinteresse, è il segno dell’inadeguatezza della attuale politica sull’immigrazione e sull’accoglienza.
Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge e offrendo un’alternativa alloggiativa a coloro che tra gli occupanti dello stabile ne hanno diritto: madri con bambini, anziani, disabili, tutti quelli che vengono definiti soggetti con fragilità.

Nei mesi scorsi abbiamo provato a fare un censimento per capire chi avesse diritto a ricevere assistenza ma agli operatori del Comune di Roma è stato impedito più volte di entrare nel palazzo dagli stessi occupanti. La Prefettura nei dati che ci ha comunicato il giorno dello sgombero non ha citato la presenza di 37 bambini. Siamo stati avvisati dello sgombero a poco più di 12 ore dall’inizio. Abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, offrendo accoglienza mediante la Sala Operativa Sociale (SOS).
Un dovere che non tutti hanno compiuto. Mi riferisco senza mezzi termini alla Regione che ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa. Ma mi riferisco anche all’assenza di adeguate politiche nazionali.

Tra le persone che occupavano lo stabile di via Curtatone erano presenti anche rifugiati politici che possono accedere al cosiddetto sistema Sprar che offre accoglienza per un massimo di sei mesi, in alcuni casi rinnovabili una volta, e punta sull'integrazione attraverso percorsi di inserimento lavorativo e inclusione sociale sul presupposto che in questo lasso di tempo tali persone diventino autonome.

Tuttavia, la realtà dei fatti dimostra in modo inequivocabile che, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, questo non avviene e così, allo scadere di questo periodo, queste persone vengono di fatto abbandonate a sé stesse. Uscite dal sistema Sprar, quindi, o trovano una sistemazione o, come in questo caso, occupano stabili. Ricordo che si tratta di un percorso di accoglienza che a volte, come in questo caso, viene rifiutato da alcune persone.

Nel tempo l’amministrazione di Roma Capitale, che ha 46 centri Sprar, ha cercato soluzioni e, attraverso propri fondi, fornisce assistenza alle fragilità. Ho anche attivato gare per il reperimento di immobili, ma sono andate deserte perché nessuno ha messo a disposizione le proprie strutture per i migranti.

Anche gli occupanti abusivi dello stabile di via Curtatone hanno già usufruito del percorso Sprar. Sono stati abbandonati da quattro anni. E, di conseguenza, il Comune se ne fa carico anche dal punto di vista economico attraverso le tasse dei cittadini. Si tratta di persone che, pur volendo, non possono lasciare l’Italia e raggiungere gli altri Paesi europei in quanto il Trattato di Dublino, sottoscritto sempre dal Governo, li obbliga a risiedere nel Paese di prima accoglienza, ovvero l’Italia. Questo è assistenzialismo forzato.

Insomma queste persone sono costrette a vivere in Italia e i Comuni a farsene carico. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l’Anci.

Chiediamo quindi che, con grande senso di responsabilità, il Governo prenda atto che il sistema Sprar, a causa di numerosi fattori, sta collassando e deve quindi essere riformato.
L’assenza di una politica nazionale seria (o come ci ricordano le cronache una gestione dettata non poche volte da interessi affaristici) crea soltanto guerre tra poveri che contrappongono gli stranieri agli italiani. Non dobbiamo creare polveriere delle quali si avvantaggiano solo esponenti estremisti che vedono nelle ruspe le soluzioni a tutti i problemi. Dobbiamo risolvere queste emergenze.

È bene sapere che a Roma ci sono un centinaio di stabili occupati abusivamente che – è inutile nasconderlo - attirano l’attenzione della criminalità e di alcune frange estremiste dei movimenti per la casa. Negli scorsi anni l’accoglienza dei migranti è finita nel mirino di Mafia Capitale come testimoniano le inchieste e le condanne. Significa che dobbiamo intervenire per ristabilire la legalità. Non servono solo più fondi, ma un vero e coraggioso cambio di visione.»


Più interessante, però, il commento di un altro pentastellato inviato alcune ore prima, il presidente della commissione di vigilanza Rai Roberto Fico che, implicitamente, si dissocia da quanto ha detto il suo collega Luigi Di Maio, che aveva quasi avuto un orgasmo nel commentare idranti e manganelli profusi senza avarizia alcuna dai poliziotti chiamati a sgombrare piazza Indipendenza. Queste le parole di Fico.

«Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati è uno Stato che non mi rappresenta. La mediazione culturale e il dialogo si attuano ad oltranza.

Il questore di Roma e il prefetto di Roma hanno sbagliato e queste sono tutte nomine di responsabilità governativa. Il governo ne tragga le dovute conseguenze. Il lancio di una bombola del gas contro le forze di polizia così come la frase del funzionario di polizia sono atti e atteggiamenti gravissimi, ma non cadrò nel tranello di parteggiare per l'una o per l'altra parte.

Le responsabilità penali nella nostra giurisprudenza sono personali ed in quanto tali vanno considerate. Voglio affermare con forza che il dialogo, la cooperazione, l'integrazione, la mediazione culturale, l'inclusione partendo proprio dai più deboli della nostra società debbono essere valori fondanti di tutte le politiche e voci importanti del bilancio.

In un'epoca in cui il terrorismo colpisce il cuore delle nostre città, la risposta di tutta la società deve essere una politica attiva per la pace, rivedendo anche le parole che si usano, gli atteggiamenti che si hanno e analizzare i problemi sia a valle che a monte per non vedere semplicemente una parte della realtà.

La guerra e la violenza sono sempre evitabili e non sono mai uno strumento di risoluzione di qualsivoglia tipo di conflitto

Incredibile. Un 5 Stelle che riesce a fare delle dichiarazioni sensate. Che Roberto Fico abbia deciso che la sua esperienza nei 5 Stelle sia arrivata al termine?

Giuseppe Ballerini
nella categoria Politica
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