Per fortuna che c'è la Premier League

Per fortuna che c'è la Premier League

Con la partita tra Arsenal e Leicester finita 4-3, con il risultato ribaltato solo negli ultimi minuti dopo che i padroni di casa sono stati in svantaggio per quasi tutta la durata dell'incontro, è iniziata venerdì sera la stagione di Premier League 2017-2018.

Ed i risultati degli incontri di sabato pomeriggio non sono stati da meno con il pareggio 3-3 tra Watford e Liverpool, la sconfitta in casa del Chelsea per 2-3 ad opera del Burnley, che lo scorso anno si è salvato a fatica, la vittoria in trasferta dello Huddersfield Town per 3-0 sul Crystal Palace...

Gol, spettacolo, divertimento. È un caso? Sicuramente no. Ed il motivo non è neppure così tanto misterioso. Gli stadi delle squadre che giocano in Premier sono stracolmi ed i diritti televisivi sono ricchissimi.

Il trucco è tutto qui. La suddivisione equa degli introiti televisivi tra merito acquisito sul campo e importanza di una squadra ha permesso, nel tempo, di allargare il numero di squadre in grado di contendersi il titolo a fine stagione e, di conseguienza, l'interesse degli spettatori... non solo britannici.

Inoltre, nonostante che i diritti tv siano ben pagati - specialmente adesso - il numero di partite che viene coperto è limitato. Solo una parte delle dirette degli incontri viene trasmessa in tv e per tale motivo gli stadi sono sempre pieni.

Anche la vendita all'estero dei diritti tv del calcio britannico è aumentata e, di conseguenza, anche gli sponsor pagano di più per scrivere il loro nome sulle maglie. Pertanto, squadre ricche e giocatori migliori è un'equazione più che naturale. Per questo, la Premier League è gol, spettacolo e divertimento.

Se raffrontata con il calcio italiano viene quasi la depressione. Da noi un ristretto numero di squadre si litiga gli asfittici diritti televisivi che devono rispettare bacino d'utenza ed altri parametri che garantiscano comunque un minimo di introiti annuale alle solite squadre che comandano la disastrata baracca della Serie A. Questo, ovviamente, non può che avere ripercussioni sull'interesse e la qualità del nostro campionato.

Infatti, se ad una squadra vengono garantiti 100 milioni e ad un'altra neanche dieci, è impossibile che la rosa dei calciatori che vanno in campo possa anche vagamente equivalersi ed è ovvio che il risultato delle partite sia scontato.

E che dire degli stadi? Il solerte Maroni, che doveva garantire la vendita degli abbonamenti a Mediaset Premium in base alle necessità aziendali del suo capo di governo, qualche anno fa si inventò la tessera del tifoso per rendere sempre più difficile l'ingresso negli stadi di Serie A, che già per conto proprio si presentano in una condizione tale da dissuadere gli spettatori ad entrare.

E riguardo a quet'ultimo aspetto, anch'esso non secondario, nel caso alcune società decidano di investire nello stadio di proprietà, allora ci pensano le amministrazioni comunali a dissuaderle, con tempi che oscillano dai tre ai cinque per dare l'assenso alla costruzione, come dimostrano gli esempi di Roma e Fiorentina.

Solo a partire da quest'anno, quando ormai hanno capito che gli stadi italiani sarebbero rimasti deserti, si è deciso di eliminare la tessera del tifoso... in compenso, però, le squadre di Serie A stanno ancora litigando per evitare che i soldi dei diritti tv vengano spartiti equamente. Ci mancherebbe!

Per fortuna, possiamo sempre vedere in tv una partita di Premier League.

Manolo Serafini
nella categoria Sport
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