Le contraddizioni di Trump sul divieto di ingresso negli USA

Le contraddizioni di Trump sul divieto di ingresso negli USA

Continua l'ondata di protesta e di incredulità sulla decisione di Trump di negare l'accesso agli Stati Uniti ai rifugiati e ai cittadini di sette nazioni suddivise tra Africa e Medioriente.

Una parte degli americani ha mostrato la propria indignazione con proteste che hanno visto migliaia di persone radunarsi nei pressi di molti aeroporti e anche di fronte alla Casa Bianca, l'altra parte che ha votato Trump non sembra ancora pentirsi della scelta, condividendo così anche questa decisione del neo presidente.

Trump, nel frattempo, difende le proprie scelte utilizzando le solite sentenze via twitter con cui in parte risponde alle critiche, in parte annuncia nuove decisioni o future sciagure, dipende dai punti di vista.

La decisione su rifugiati e migranti si è dimostrata comunque poco "meditata" da parte di Trump e dei suoi colaboratori, tanto che vi sono stati molti pronunciamenti da parte di alcuni giudici sulla costituzionalità del provvedimento, argomento su cui a New York si discuterà nella causa intentata da due iracheni colpiti dal decreto e a rischio espulsione.

In ogni caso, un aspetto per il momento sembrerebbe chiarito e riguarda quello dei possessori di green card che, adesso, possono rimanere negli USA. In ogni caso, il provvedimento continua ad essere più che controverso.

Ad esempio, se la sicurezza è il motivo per cui Trump ha approvato il decreto, perché tra i paesi ai cui cittadini è stato imposto il divieto non vi è anche l'Arabia Saudita? FBI e CIA non avrebbero alcuna difficoltà ad affermare che i sauditi sono stati e sono finanziatori dell'islamismo radicale. Perché non fanno parte della lista?

Inoltre, come è possibile includere l'Iraq tra i paesi oggetto del decreto dopo l'intervento USA che avrebbe "normalizzato" e reso "sicura" almeno la parte centro meridionale di quella nazione?

E visto che Trump ha più volte calcato il tasto della persecuzione religiosa, come è possibile non ricordare le persecuzioni nei confronti degli Yazidi, che vivono nell'area di Mossul e sono stati e sono alla mercé degli islamisti? Tra l'altro alcuni di loro hanno collaborato con l'esercito USA e adesso, come ringraziamento, si vedono rispediti indietro con il rischio concreto di essere in pericolo di vita.

Tra l'altro questo non diventerà certo un biglietto da visita per l'esercito USA e la necessità di appoggio delle popolazioni locali in future missioni. In Iraq 20.000 iracheni avevano approfittato di visti speciali per gli Stati Uniti in seguito alla collaborazione con le forze armate e i servizi d'informazione americani.

Mentre ancora sono vive le polemiche per quasta decisione, Trump ha anticipato che martedì nominerà il giudice mancante alla Corte Suprema. Inutile scommettere su quale sarà il profilo del giudice che sostituirà Antonin Scalia.

Alberto Valli
nella categoria Esteri
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