La normalità "sonnolenta" di Gentiloni nella conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio

La normalità sonnolenta di Gentiloni nella conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio

Nell’Aula dei Gruppi parlamentari alla Camera dei Deputati ha avuto luogo la conferenza stampa di fine anno con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Come avviene quasi sempre in casi come questi, l'appuntamento è semplicemente una inutile perdita di tempo. Il motivo è dovuto al fatto che lo svolgimento è sempre lo stesso. Al di là delle domande, compiacenti o meno, chi risponde dirà sempre cose scontate, che tutti si aspettano di sentir dire.

In pratica, si tratta della celebrazione di una messa, che, in questo caso, ha per oggetto la glorificazione di quanto bene ha fatto il governo passato e quanto bene sta facendo quello attuale. Ma perché aspettarsi altro?

Gentiloni ha difeso se stesso, l'autonomia delle sue nomine e ha difeso quello che prima di lui ha fatto il governo Renzi. Ci si poteva attendere qualcosa di diverso? No, anche se nonostante tutto qualcosa di diverso c'è stato ed è saltato subito agli occhi.

Si tratta dello stile di Gentiloni. Abituati all'iperattivismo di Renzi, al suo modo di fare autocelebrativo, alla sua convinzione di non sbagliare mai, al suo replicare indispettito a qualsiasi pur vaga critica, al rinfacciare il passato a chiunque venga considerato avversario, alla ripetitiva sintassi della sua retorica, il neo presidente del Consiglio Gentiloni, con i toni pacati, concilianti anche se molto spesso eludenti, ha fornito di sé l'immagine di persona normale, ragionevole, affidabile.

Sicuramente un'anomalia a cui non eravamo abituati da tempo. Non che i contenuti espressi da Gentiloni siano stati condivisibili, quando si è degnato di esprimerli, essendo stato elusivo su molti temi, dalla legge elettorale, al reddito minimo garantito, ai voucher... Non ha impegnato se stesso e neppure il governo su niente di concreto. Però, questa sua normalità "sonnolenta", a volte strascicata, è apparsa devastante se paragonata ai modi spicci, sbrigativi, del precedente inquilino di Palazzo Chigi.

Matteo Renzi ha piazzato Gentiloni sulla sua sedia perché nessuno gli rubasse il posto, in attesa del voto che affronterà ancora come segretario del PD, avendo accuratamente evitato un congresso che lo avrebbe anche potuto vedere perdente.

Se la gente comincerà ad abituarsi a Gentiloni, non è che per Renzi diventerà un suo prossimo sfidante in una qualsiasi campagna elettorale, ma potrebbe, anche se involontariamente, causargli un notevole danno d'immagine e, conseguentemente, di consensi.

Fabrizio Marchesan
nella categoria Politica
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