Lettera a Maurizio Belpietro

Lettera a Maurizio Belpietro
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Non compravo un quotidiano da moltissimo tempo, forse decenni, un po' perché per molti anni mi sono trovato a vivere, per motivi di lavoro, in altri continenti , ma soprattutto per la mia avversione verso il giornalismo italiano, per quello che rappresenta.

Ma Lei, Belpietro mi è simpatico, soprattutto dopo la vicenda del quotidiano Libero, nella quale si è trovato, Suo malgrado, vittima sacrificale. Del resto, tra bresciani e bergamaschi, non è mai corso buon sangue.

Ad ogni modo, per la farla breve, ho comprato il primo e il secondo numero del Suo quotidiano "La Verità", e continuerò a farlo, perché questo è il mio piccolissimo modo per essere solidale con Lei e anche per contribuire, come si suole dire, a mandare a casa il nostro Erdogan di Firenze.

Devo dirle, però, che non sono d'accordo con il Suo editoriale pubblicato in data odierna, IL CENTRODESTRA NON VA LONTANO SE IL LEADER NON SA UNIRE. Sono rimasto meravigliato nella Sua disamina, in quanto l'ho sempre giudicata  un giornalista molto preciso, logico, pragmatico, coerente. Le spiego perché.

Stefano Parisi, di cui Lei "ne apprezza la pacatezza e la preparazione".

Per quanto riguarda la preparazione,  non sono in grado di giudicare.

Per la pacatezza, confermo il Suo commento, Parisi é il re del politically correct, è talmente moderato nei suoi discorsi, che dopo un po' che lo senti parlare capisci che non sta dicendo nulla. Concetti generici, uno dopo l'altro, teoremi che richiamano il vuoto. No, questo non può essere il leader politico capace di risollevare ed entusiasmare l'elettorato del centrodestra (odio questa definizione, il centro come zavorra della destra, dove centro sta per moderazione e destra per estremismo).

Comunque, come era facile prevedere,  Parisi è già stato bocciato dal suo mentore. Ora, dopo i cinque minuti di notorietà, ritornerà nel gruppo con gli altri del suo partito, facendo capolino di tanto in tanto con qualche ignorato distinguo.

Ma la cosa che mi ha sorpreso nel leggere l'editoriale,  è la Sua proposta di mettere insieme dei "personaggi in cerca di autore" con lo stesso spirito del '94, ignorando che lo scenario della politica italiana era ben diverso da quello odierno. Ieri il nemico era fondamentalmente in casa, i comunisti, oggi c'è l'Unione Europea, l'Euro , i poteri forti della finanza internazionale.

 "Non sarebbe meglio sedersi tutti insieme - Berlusconi, Salvini, Meloni, Totti, eccetera eccetera", per sedersi  tutti (appassionatamente) insieme bisognerebbe avere una meta in comune, che qui non c'è.

Berlusconi non ha nulla di ideologico, innanzi tutto deve pensare agli interessi di famiglia.

Il suo obbiettivo è quello, una volta che vinca il No al referendum costituzionale, di governare insieme al suo pupillo Renzi, un governo di unità nazionale.

Così il nostro Cavaliere potrà giocare il ruolo di padre della patria e varare quelle riforme che più gli piacciono per il paese. Ci sono già tutte le condizioni per farlo, da Verdini ad Alfano, e rappresenta il metodo più veloce per insediarsi al governo. E anche risolve il problema interno a Forza Italia, per eventuali richieste al trono.

Invece Salvini e la Meloni, non potrebbero mai rinunciare alla battaglia che da tempo stanno portando avanti , cioè quella per l'uscita dall'Euro e dalla Unione Europea. Sono temi che tracciano una profonda divisione e sono di massima priorità.

 Tanto è vero che al Parlamento europeo, Lega e Forza Italia sono in gruppi diversi.

Ma Lei crede che Salvini & Co. possano rinunciare a queste istanze, che stanno sbandierando da tempo ai quattro venti,  e che sono i motivi principali delle nostre iatture italiche? E pensa che Berlusconi, all'età di ottant'anni, abbia interesse, energie e voglia di intraprendere un politica di questo genere?

Io credo proprio di no.

emiliostagni
nella categoria Politica
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