L'ovvietà e le Olimpiadi di Sergio Rizzo

L'ovvietà e le Olimpiadi di Sergio Rizzo
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Forse quello che scrivo rappresenta un'ovvietà, ma questa ovvietà è come l'Universo. Comprende tutta la materia e l'energia, i pianeti, le stelle e le galassie. E quindi si può scrivere e discutere all'infinito di un tema come quello dell'ovvietà.

In questo caso, in fatto d'ovvietà, voglio mettere in rilievo, ancora una volta, la "libertà di pensiero" che godono i nostri  giornalisti. Ogni giorno, leggiamo sui quotidiani, quello che il Potere, con la P maiuscola, decide di comunicare a noi lettori. Lo fanno tramite i giornalisti che scrivono sotto forma di articoli delle vere e proprie manipolazioni del pensiero.  E che per questo i giornalisti vengono pagati.

Fra i tanti articoli, ultimamente  mi è balzato agli occhi  quello di Sergio Rizzo.

Ieri , sul Corriere della Sera, è apparso l'editoriale del nostro scrittore e giornalista "Giochi, occasione che Roma ha perso".

 Un saggio di bravura, che dimostra la capacità nel descrivere un piatto di portata, con un ricco contorno accompagnato da una pietanza povera, scadente e scarsa.

 Per chi non avesse avuto la "fortuna" di imbattersi in questa sentenza di colpevolezza verso a chi ha detto No alle Olimpiadi, riporto qui di seguito il testo per la sola parte alla quale si riferisce la pietanza: giudicate Voi.

 "Le Olimpiadi avrebbero potuto essere una prova di estrema maturità. La dimostrazione che gli appalti pubblici si possono fare anche senza corrompere e rubare, che le infrastrutture si possono realizzare senza sprechi inutili, che organizzare un grande evento non necessariamente equivale a inondare di cemento inutile la città e arricchire gli speculatori, che il disperato bisogno di normalità di questo Paese può finalmente tradursi in realtà, che Mafia capitale è morta e sepolta. Avrebbero potuto alzare l’asticella fino all’inverosimile: pretendere altri responsabili dell’organizzazione, imporre procedure di trasparenza estrema, rivendicare controlli esasperati. Hanno scelto di non mettersi in gioco. La scelta più facile, in questo momento. Ma anche la più politicamente redditizia. L’unica accettabile, per il loro Dna. Basta fare un giro sulla Rete per constatare che la maggioranza degli internauti, serbatoio del consenso grillino, manifesta entusiasmo per il «No»."

E pensare che Sergio Rizzo,  ha scritto sedici "opere" quali, per esempio:

"La cricca. Perché la Repubblica italiana è fondata sul conflitto d'interessi"  in cui l'autore "conduce un'inchiesta attenta e senza precedenti nella giungla di enti, ministeri, aziende statali e parastatali e ordini professionali alla scoperta di una classe dirigente abituata a usare l'interesse pubblico per portare avanti i propri affari."

oppure quella dal titolo:


"Rapaci. Il disastroso ritorno dello stato nell'economia italiana" : "
Dove si resuscitano società morte e sepolte soltanto per piazzare amici e famiglie. E ne nascono di nuove a ritmo continuo: per distribuire soldi pubblici allo spettacolo, per fare la carta d'identità elettronica, per realizzare centri benessere, perfino per affidare consulenze senza gare. Il tutto con la presenza, incombente e oppressiva, della politica nelle imprese pubbliche: migliaia di posti da occupare nei consigli di amministrazione, manager scelti in base alle parentele partitiche e stipendi d'oro indipendenti dai risultati e dal merito."

 

Ma come, Rizzo racconta nei suoi libri, del marciume della società italiana. Dove gli interessi pubblici e privati sono conniventi. Pratica quotidiana.  Da decenni. Forse più.

E ora Rizzo pretende i miracoli dal nuovo sindaco,  "che alzi l'asticella fino all’inverosimile per imporre procedure di trasparenza rivendicare controlli esasperati".  Questo, non per costruire una nuova Capitale, ripulita dai malfattori, ma perché dobbiamo divertirci con le Olimpiadi.

Una città, come la Capitale,  dilaniata dai debiti infiniti, (10 o 15 miliardi, fate Voi), dove nuotano pescecani ed alligatori. Una Capitale  che va ripensata, organizzata e ricostruita nel tempo. E Rizzo si abbandona a frasi sulle Olimpiadi come "avrebbero potuto essere una prova di estrema maturità".

 Vergogna, questa è pura disonestà intellettuale, questo vuol dire essere un "pasdaran" dell'informazione!

 Il giornalista e scrittore Sergio Rizzo, a parte pubblicare libri di cosiddetta denuncia, (tralascio ogni commento in merito), forse non ha esperienza di "gestione".  Gestire personale, servizi, subcontrattori. Mettere in piedi un'organizzazione, dalle fondamenta. Saper scegliere gli uomini giusti sui quali fare affidamento. Saper eliminare quelli che all'interno e all'esterno dell'apparato in cui si opera ti remano contro, quasi sempre per gli interessi di qualche clan. Ci vuole tempo se si vuole operare in modo corretto. Per raggiungere certi risultati. Per non seguire il classico pensiero all'italiana: si vada avanti, poi si vedrà.

"Si vedrà", di solito, costa caro ai contribuenti.  Tanti paesi che hanno ospitato le Olimpiadi sono andati a gambe all'aria, ad esclusione, forse,  di quelle tenutesi a Londra. Ma i britannici, si sa, sono avanti anni luce rispetto a noi, in tutti i campi. A cominciare dalla Brexit.

emiliostagni
nella categoria Politica
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