La legge di bilancio 2017 e l'inconsistenza dell'industria 4.0

La legge di bilancio 2017 e l'inconsistenza dell'industria 4.0
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La legge di Bilancio 2017 presentata il 15 ottobre è stata riportata sui giornali sottolineandone i vari punti che Renzi e Padoan hanno illustrato in conferenza stampa. Come spesso avviene, i chiarimenti sono destinati ad altra data, nonostante i dubbi che questa manovra dovrebbe suscitare, in special modo riguardo alle copertutre.

Ma su questo aspetto ne sapremo di più dopo l'analisi che ne faranno le opposizioni, con il percorso parlamentare che la legge inizierà da questa settimana, e la Commissione UE che ne dovrà valutare la sostenibilità.

Tra le varie misure pubblicizzate dal Governo, una in particolare, andrebbe approfondita e riguarda il finanziamento agli investimenti per l'industria 4.0. Sinceramente non si capisce come questo provvedimento possa costituire una leva per lo sviluppo quando nessuno sa che cosa sia l'industria 4.0, quando manca ancora una rete Internet ADSL che copra interamente l'intero territorio italiano e, soprattutto, considerando la percentuale di ripartizione tra grandi e piccole aziende presenti in Italia.

Per quello che, presentazioni a parte, si può capire dell'industria 4.0 è riassumibile come strutturazione di un sistema aziendale, tra gestione e produzione, maggiormente dialogante e maggiormente automatizzato, grazie all'utilizzo della robotica e di Internet. Si tratta di un protocollo, di indicazioni per la messa in pratica di soluzioni che dovrebbero permettere la solita ottimizzazione dei costi, un aumento della produttività ed una diminuzione di manodopera che difficilmente potrà essere sostituita alla pari da manodopera specializzata.

Non è ancora possibile sapere in che termini il Governo possa riconoscere gli investimenti di un'azienda in modo che questi siano considerati utili e necessari per consentirne la trasformaziona da 1.0 a 4.0! Ma diamo per scontato che questo ci verrà fatto sapere prima del varo della legge.

L'aspetto che però fa più dubitare della concretezza dei risultati è che un'impresa artigiana di 5 o 6 persone difficilmente possa investire per trasformare l'azienda in azienda 4.0. Considerando che la maggior parte delle aziende in Italia sono piccole e medie aziende, significa solo che solo le grandi imprese valuteranno e, decideranno, se investire nell'aggiornare le proprie imprese alla versione 4.0.

Quindi, come un provvedimento del genere possa essere una leva di crescita rimane piuttosto misterioso. Sicuramente può essere un supporto, se non un favore, per alcune aziende, probabilmente multinazionali, che a livello globale hanno la necessità di conformare le loro sedi ad uno stesso standard gestionale e produttivo. Questo gli consentirà di farlo a costi ridotti anche in Italia, grazie a Renzi. Ma non è certo dove i soldi per la ristrutturazione degli impianti italiani saranno spesi. L'unica cosa sicura è che l'Italia finanzierà questi investimenti, senza sapere però se i soldi per effettuarli saranno spesi acquistando prodotti in Italia.

Come ha già dimostrato in numerose occasioni,se non sempre, il governo Renzi è stato molto bravo nel fornire ottime confezioni agli italiani, incartate in titoli accattivanti ed assolutamente condivisibili. Il problema, però, una volta aperta, ogni confezione ha mostrato contenuti guasti, carenti o diversi rispetto all'etichetta presente sulla scatola. Se fossero stati venduti in un supermecato, tali prodotti sarebbero già stati ritirati dal commercio.

mario_falorni
nella categoria Economia
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