Mr. Trump va a Washington... proprio come Mr. Smith

Mr. Trump va a Washington... proprio come Mr. Smith
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Nel 1939, Frank Capra nei panni del regista e James Stewart in quelli del protagonista realizzavano il film Mr. Smith va a Washington. Qual era la trama? Un giovane senatore, eletto per la prima volta, sventava con la sua onestà i disegni affaristici degli intrallazzatori politici che operavano per fare i propri interessi ai danni del popolo. In fondo, lo stesso messaggio che Donald Trump ha cercato di vendere agli americani che lo hanno eletto presidente.

Donal Trump non è un politico. E da non politico si è candidato a rappresentare gli americani contro gli interessi portati avanti dai politici di professione, maneggioni  che, con i loro affari sporchi, hanno ridotto in povertà gli americani onesti ed operosi rimasti senza fabbriche e, pertanto, senza lavoro.

Un riassunto un po' semplicistico della linea politica di Trump, ma poi non tanto diverso dalla realtà. Ed è lo stesso Trump ad averlo ricordato ieri nel suo discorso durante la cerimonia di insediamento.

Fare grande l'America riportando l'America nei propri confini! Chi fabbrica prodotti all'estero sarà tassato pesantemente nel momento in cui cercherà di rivendere gli stessi prodotti negli USA. L'esercito non dovrà più combattere il nemico, qualunque esso sia, in giro per il mondo, ma dovrà farlo in casa, difendendo i propri confini. Questo, secondo Mr. Smith Trump, farà di nuovo grande l'America!

In pratica, se questo dovesse accadere, il 45° presidente degli Stati Uniti negherebbe la politica che, con alti e bassi, in 120 anni ha portato quel paese a diventare la prima potenza al mondo. Un bel cambiamento, non c'è che dire.

Naturalmente, come un multimilionario che ha vissuto la sua vita in grattacieli che portavano il suo stesso cognome possa diventare il paladino degli interessi della povera gente questo è ancora da capire oltre che da dimostrare. Ancora di più guardando le persone che costituiranno la sua squadra di governo: amministratori di multinazionali, banchieri, finanzieri.

È curioso capire anche come costoro possano risollevare le sorti di un paese che nessuno, ma proprio nessuno, osava descrivere allo sbando e con le braghe calate, considerando l'attuale PIL ed il numero di disoccupati. Ma tant'è.

Donald Trump dice di voler fare grande l'America e una metà degli americani gli ha creduto. L'altra metà si è messa le mani nei capelli e ancora si rifiuta di credere come uno che dà l'impressione di essere un imbecille possa essere diventato presidente degli Stati Uniti, tanto che, invece di assistere alla cerimonia di insediamento, organizza manifestazioni di protesta.

Inoltre, non va neppure dimenticata la questione degli hacker russi. Ufficialmente, i servizi di sicurezza americani, tutti, hanno dichiarato che il governo russo ha operato per destabilizzare l'immagine di Hillary Clinton durante la campagna elettorale, aiutando in tal modo Trump a vincere le presidenziali. Quello che ancora è da stabilire, e pare ci sia un'inchiesta che cerchi di capirlo, è se lo staff elettorale di Trump e lo stesso Trump fossero al corrente di quanto stavano facendo i russi. In tal caso, sarebbe uno scandalo senza precedenti, peggiore persino del watergate.

Tra le altre "quisquilie" che si profilano all'orizzonte, c'è da capire che cosa farà la Cina nel caso in cui Trump decidesse realmente di rivedere i rapporti commerciali che regolano gli scambi anche con quel paese. Il presidente della Repubblica popolare cinese, il "comunista" Xi Jinping, qualche giorno fa si è presentato a Davos con un discorso che può essere riassunto come apologia della globalizzazione! Evidenti le sue preoccupazioni per l'economia cinese nel caso in cui Trump dovesse rivedere i rapporti commerciali con quel paese.

La Cina rischierebbe di collassare? È probabile. Ma ancora Trump non ci ha fatto sapere che cosa accadrebbe in tal caso agli Stati Uniti, dato che la Cina ha in mano gran parte del debito pubblico americano che è servito ad Obama a finanziare l'uscita dalla crisi generata dai mutui.

Come si vede, le politiche che regolano le relazioni tra nazioni sono leggermente più complicate e complesse rispetto a quanto finora narrato da Trump ai propri sostenitori. Pertanto, alla prova dei fatti, c'è da vedere se realmente Trump darà seguito alle politiche protezionistiche da lui promesse.

Per il momento, tanto per iniziare, pare sia intenzionato a firmare un decreto per depotenziare l'Obamacare. Non c'è che dire, un messaggio ben augurante per proteggere gli interessi dei poveretti che lo hanno votato. Adesso sapranno che cosa li attende in futuro.

vivagoedel
nella categoria Esteri
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