Le regole della cadenza

Le regole della cadenza

1. Le banchine della metropolitana sono dei non luoghi.

Come gli ascensori, gli aerei e le sale d’aspetto dei dentisti.

Tutti i posti in cui vai a stare solo per uscirne lo sono, secondo Giulio.

E’ solo un po’ stropicciato addosso, altrimenti lo scambieresti per un impiegato che cerca di evitare l’ora di punta.

Sotto il cartellone luminoso di una marca di automobili che gli promette di rincasare accolto da una donna sontuosa che gli porge il suo drink preferito, Giulio conta tutti i treni che gli passano davanti e prende mentalmente nota dell’orario d’arrivo.

E lo fa tutti i pomeriggi, dalle diciotto alle venti.

Per lui è importante avere una cadenza. E’ seduto alla fine di una lunga fila di predellini di plastica imbullonati alla parete.

Da quando i pensieri si sono mischiati tutti e ogni cosa ha iniziato a rotolare via lungo il piano inclinato della sua mente, avere delle abitudini lo aiuta a restare piantato a terra. L’unica cosa che Giulio detesta della metropolitana è l’odore dell’aria pompata a forza nel sottosuolo, che sembra la stessa che gli si infila nel naso quando passa davanti all’officina del gommista.

Ogni venti minuti rilegge all’inverso il tabellone dei treni in arrivo. Per ogni treno che si ferma, prende mentalmente nota dell’orario delle partenze. Ogni quindici minuti controlla la temperatura esterna sull’orologio scorrevole fissato alla parete. Aggiorna costantemente il calcolo dei passeggeri in attesa sulla banchina.

Questi rituali, insieme a decine di piccoli altri, lo aiutano a rispettare la sua cadenza interiore. L’arrivo puntuale dei treni gli conferma che anche il mondo esterno osserva le regole di un ritmo regolare consonante col suo personale rosario pagano. Se una corsa è in ritardo o peggio soppressa, Giulio inizia a sentirsi inquieto e a preoccuparsi di aver saltato qualcuna delle tappe del suo intimo scandire.

Stasera c’è un sacco di gente con l’ombrello, perché in superficie piove che dio la manda. Giulio ha contato quarantadue ombrelli.

Tutte le volte che piove è sempre la stessa storia, pensa. Finiscono tutti quà sotto.

Da quanto tempo viene quì? Ormai non saprebbe più dirlo. Vediamo...Emma era morta da tre mesi quindi era giugno...no, no, era ottobre. Sicuro, era ottobre perché a settembre i dottori si sono messi in fila davanti a lui coi loro banchi puliti, gli hanno parlato un sacco e poi gli hanno ridotto tantissimo il numero delle pillole e dopo una settimana gli hanno permesso di tornare a casa da solo.

Emma amava il rosso, anche di questo avevano parlato. Lei amava tutti i colori allegri e aveva un maglione simile a quello della ragazza che aspetta il prossimo alla fine della banchina. E’ quasi bella come Emma, pensa. Sta arrivando il suo treno. Anche questa piccola Emma vuole andare via.

La motrice inizia a rallentare, in un urlo di ferro rovente e di aria sbalzata indietro nel buio del tunnel. Una mano. Una mano spinge il maglione rosso della donna e la proietta con forza in avanti inarcandole violentemente la schiena, poi solamente il grido di un freno disperato e le urla spaventate della folla.

“Emma! Cristo santo, Emma. No!”

Giulio si fa largo spingendosi a forza nella calca, cercando di avanzare verso di lei, gridando il suo nome. Ma non c’è niente. Niente. C’è solo lei che lo guarda sorpresa nel suo maglione rosso, sana e salva al suo posto, che gli chiede se è fuori di testa. Poi la spinta di qualcuno che lo fa arretrare, e poi gli insulti di qualcun’altro che lo crede ubriaco.

Forse si è dimenticato di qualcosa che doveva fare, o forse ha sottovalutato qualcosa di importante, e la sua mente ha avuto il tempo di riprendere il sopravvento. Mai interrompere la cadenza, altrimenti tutto si mischia di nuovo e bisogna rimettere in ordine da capo e magari succede qualcosa di brutto, come è accaduto a Emma quando lui stava pensando ad altro.

Sta arrivando un altro treno. Giulio gira istintivamente la testa verso il rumore che proviene dai binari. Un maglione rosso si solleva dalla banchina e il corpo che contiene sembra quello di un manichino rotto, con le braccia e le gambe che si intrecciano in volo in maniera innaturale come fossero indipendenti dal resto. Ora gridano tutti e si muovono come insetti impazziti.

Ed è tutto dannatamente vero, perché stavolta non c’entra più la sua mente difettosa. La ragazza è stata sbalzata nel buio, sui binari. E lui l’aveva già prevista questa cosa, cazzo, e aveva anche visto la mano che la spingeva, la mano che la voleva morta.

Fuori ci sono ventuno gradi, dice l’orologio.

 

2. Ha corso sotto la pioggia fino a casa, ed è ancora tutto bagnato mentre cerca di avvolgersi una sigaretta poggiando con forza i polsi sul tavolo della cucina per ridurre il tremore delle mani. Come ha fatto a vedere tutto prima che accadesse? Come poteva sapere che quella donna sarebbe morta in quel modo orribile?

Una volta, quando Emma era ancora viva, aveva vissuto un episodio simile. Niente di paragonabile a quello che è succeso stasera, naturalmente. Lei guidava in modo distratto, stavano discutendo. Ultimamente capitava spesso che discutessero.

Giulio non saprebbe descriverlo né spiegarlo ma è sicuro di aver visto nitidamente il viso di un bambino emergere fra i pensieri, così ha urlato a Emma di frenare. Lei ha inchiodato e un istante dopo un bambino che inseguiva una palla ha attraversato la strada sbucando dal nulla.

Se l’è spiegato pensando di averlo intravisto con la coda dell’occhio.

Sono le venti e venti. A quest’ora è sempre lì ad aspettare che due pastiglie di Valium scivolino obbedienti sulla sua mano da un flacone leggermente inclinato, poi le infila in bocca e lascia che vadano giù, aiutate da un generoso sorso di scotch.

 

3. Nell’ultimo mese non è successo niente. Questo perché è stato attento a non modificare nulla. Ha fatto tutto secondo le regole.

Tutte le mattine ha fatto una doccia bollente alle sette in punto, ha caricato l’orologio alle sette e venti, ha fatto colazione col solito caffè nero e mezzo toast, poi ha infilato una camicia bianca pulita e il suo completo grigio. Al lavoro, si è concesso solo quattro pause sigaretta, non una di più. Alle diciotto era sempre seduto sul suo predellino di plastica alla stessa fermata di metropolitana vicino casa.

E così le premonizioni non sono più tornate, perché tutto era in ordine al proprio posto come numeri in colonna.

E’ tranquillo mentre passeggia verso casa con la sua poca spesa. Sono le venti. Saluta una donna che a quest’ora porta a spasso il suo cane prima di cena. La incontra sempre, rincasando.

Emma adorava i cani. Una volta lo ha convinto a prendere un cucciolo. Quando si è ammalata, un anno dopo, sono stati costretti a darlo via perché la chemio le avrebbe distrutto il sistema immunitario.

Qualcuno si stà avvicinando alla donna. E’ un ragazzo sulla ventina che le strattona la borsa ma lei non molla la presa, mentre il suo cane abbaia e mostra i denti rimbalzando sulle zampe anteriori.

Giulio sente scivolargli la busta della spesa. Con la coda dell’occhio vede rotolare via qualcosa mentre la donna si accascia a terra sedendosi sul suo stesso sangue mentre con le mani copre inutilmente il punto dell’addome nel quale il coltello del ragazzo è penetrato con forza. Lo aiuti qualcuno, Cristo, che c’è una donna che sta morendo e lui non sa che fare!

Non sente più il cane, non sente grida. Nulla intorno a lui si muove, a parte qualche passante che cambia lato del marciapiede e che lo guarda spaventato. Quando si volta verso la donna, non c’è niente. Non c’è il corpo né il sangue e neppure il suo cane. C’è solo un mulinello di cartacce sollevate dal vento. Giulio inizia a tremare. 4. Non ha dormito per tutta la notte.

Ha avuto un’altra allucinazione. Stavolta ha rispettato tutte le regole della cadenza, come è stato possibile? Forse i farmaci non funzionano più, o forse gli fanno male. Al mattino, segue scrupolosamente il ritmo severo della sua routine, poi esce per andare al lavoro.

Lo sforzo mentale che sta facendo per mantenere i pezzi del suo mondo ancora tutti attaccati è estenuante. Ma tutto crolla come un’impalcatura difettosa quando acquista il giornale e legge che la sera prima, vicino alla stazione, qualcuno ha ammazzato una donna per derubarla. La donna era seduta sul suo stesso sangue, accanto al suo cane impazzito.

Non può essere un’altra premonizione. Giulio non crede alle premonizioni, semmai crede alla schizofrenia di chi ne parla con convinzione. Che stà succedendo? E’ lui che vede quello che stà per accadere o le cose accadono perché le ha immaginate? Giulio non ci stà capendo più niente, gli sembra soltanto di impazzire.

 

5. Si sono presentati di mattina presto, molto presto. Non gli hanno dato nemmeno il tempo di eseguire la sua routine.

Giulio non ha capito niente, ma loro continuavano a tenerlo con la faccia sul pavimento e gli urlavano nell’orecchio di non muoversi. Gli dicevano che era un figlio di puttana e ripetevano la parola ‘omicidio’ che lo ha spaventato più di tutte le altre mentre sentiva che gli bloccavano i polsi con qualcosa di freddo.

Anche loro hanno delle regole. Quando è arrivato gli hanno fatto un sacco di domande generiche che gli hanno ricordato quelle di quando si apre un conto in banca. Poi però lo hanno spogliato e gli hanno guardato anche in mezzo al culo, e alla fine lo hanno chiuso in una stanza col cesso in mezzo dove non c’era nessuno.

Quando l’hanno tirato fuori lo hanno fatto sedere davanti a un signore scortese, e lì le cose sono diventate ancora più confuse.

Gli hanno fatto vedere delle foto in bianco e nero, prese dalle telecamere di sicurezza della metropolitana e della stazione. C’è Giulio che spinge la ragazza che portava il maglione di Emma e c’è Giulio che affonda un serramanico nella donna che portava a spasso il cucciolo di sua moglie come se le appartenesse.

Oggi è venuto a trovarlo in cella un dottore che per lavoro fa le domande. Prende tanti appunti ma poi non li fa leggere a nessuno.

Gli ha chiesto se fosse arrabbiato con le donne che il cancro ha risparmiato quando si è preso sua moglie.

Giulio non ha risposto, poi ha iniziato a dondolarsi lievemente. Finchè è sparito dentro sé stesso, ad abbracciare il corpo senza vita di Emma come la mattina in cui è morta, proteggendolo in una delicata cadenza.

piergiorgio_rinaldi
nella categoria Cultura e Spettacolo
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